Le tartarughe marine

Le Tartarughe marine sono a rischio di estinzione. L’Adriatico rappresenta un’area di alimentazione e di svernamento di estrema importanza per la Tartaruga Comune (Caretta caretta) e saltuariamente per altre specie mediterranee, come la Tartaruga Verde (Chelonia mydas).

Fondazione Cetacea interviene nel recupero di tartarughe marine spiaggiate lungo tutto la costa emiliano-romagnola e marchigiana. Lavora in stretta collaborazione con le Capitanerie di Porto e gli uffici del Corpo Forestale e dispone di un database di catalogazione degli esemplari di Caretta caretta spiaggiati nell’ultimo decennio (diverse migliaia), già fornito al Ministero dell’Ambiente per la redazione del Piano d’Azione Nazionale Tartarughe Marine.
Da più di 20 anni Cetacea rappresenta un punto di riferimento per le Capitanerie di Porto e per le autorità. Nel territorio in questione essa fornisce un servizio che si è talmente radicato sul territorio da essere ormai considerato “servizio pubblico”, ma senza nessun sostegno economico che dal pubblico provenga.
Queste attività hanno portato a una copiosa mole di dati, pubblicati attraverso i consueti canali scientifici: pubblicazioni, presentazioni a convegni, articoli di divulgazione scientifica, tesi di laurea.

Riconoscimento delle specie presenti nel Mediterraneo

Nel Mediterraneo sono presenti 3 delle 7 specie note di tartarughe marine. La più comune nei nostri mari è senz’altro la Tartaruga comune (Caretta caretta), mentre la Tartaruga verde (Chelonia mydas) è meno frequente e per ragioni climatiche preferisce le coste del Mediterraneo orientale; la Tartaruga liuto (Dermochelys coriacea) è di comparsa eccezionale nei nostri mari e, a differenza delle altre due, non nidifica sulle coste Mediterranee.

1)Dermochelys coriacea (Tartaruga liuto)
Tartaruga di grandi dimensioni che può raggiungere i 2 metri di lunghezza e un peso di 600 chilogrammi. Di colorazione nera, con piccole macchie rosa e bianche, presenta una testa ricoperta di pelle ma priva di squame. La parte inferiore della corazza (piastrone) è concava nel maschio mentre nella femmina è convessa. Di abitudini prettamente pelagiche conduce la maggior parte della vita in mare aperto. La dieta è costituita prevalentemente da meduse.

Dermochelys coriacea

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2)Chelonia mydas (Tartaruga verde)
Lunga fino a 125 centimetri con un peso di 230 chilogrammi questa specie presenta una colorazione del carapace variabile tra il verde e il nero e un piastrone giallastro. Come nella tartaruga comune la testa, larga anche 15 centimetri, è ricoperta da squame cornee. Soprattutto negli Stati Uniti la tartaruga verde è stata a lungo cacciata per scopi commerciali e in alcune zone la sua popolazione si è fortemente ridotta.

Chelonia mydas

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3)Caretta caretta (Tartaruga comune)
E’ la più piccola tra le tartarughe del Mediterraneo e può raggiungere 110 centimetri di lunghezza e un peso di 180 chilogrammi. Il carapace è di colore marrone-rossiccio mentre il piastrone è giallastro. Presenta una testa ricoperta di squame.

Caretta caretta

Le Tartarughe marine dell’Adriatico

Il mare Adriatico è simile ad una zona del Mediterraneo che è il Golfo di Gabès in Tunisia: entrambi hanno condizioni ottimali per le tartarughe marine poiché le acque sono molto basse e ricche di cibo. In effetti vi ritroviamo quasi le stesse tipologie di tartarughe.

Nel mar Adriatico non ci sono siti di deposizione noti: in Italia questi sono concentrati soltanto nel sud e quindi le tartarughe che si trovano da noi, e anche in maniera molto numerosa, non lo fanno per deporre le uova. Principalmente l’Adriatico è un sito di alimentazione per le tartarughe marine e negli ultimi anni abbiamo avuto la conferma che è una zona di svernamento, quindi vi rimangono per tutto l’anno per periodi molto lunghi mentre una parte di queste si muove e migra fuori e dentro il nostro mare. Nel mare Adriatico sono presenti tante tartarughe e in una mappa contenuta all’interno del primo piano di azione nazionale del Ministero dell’Ambiente, anche se fatta con dei dati parziali che vanno  completati,  è evidente come la zona del Nord Adriatico presenti una grande concentrazione di tartarughe. Questa zona va osservata con grande attenzione  quando si parla di conservazione poiché l’Adriatico contribuisce a rifornire la popolazione che poi abita tutto il Mediterraneo.

In un recente lavoro pubblicato, nonostante la copertura del territorio italiano non sia completa e uniforme, sono stati raccolti dei dati molto numerosi riguardanti gli spiaggiamenti di tartarughe: mentre a livello nazionale si rilevano circa 0,5 tartarughe spiaggiate per ogni chilometro di costa, in Emilia-Romagna siamo a 7,9 e nelle Marche 1,5 dimostrando come nella nostra zona di tartarughe ce ne siano veramente tante. Bisogna anche considerare che in questa zona ci sono enti che lavorano da molto tempo come la Fondazione Cetacea e come ARCHÈ quindi è molto più facile che le segnalazioni non vengano perse rispetto a  zone dove non c’è un lavoro continuo.

Che tipo di tartarughe vengono nel nostro mare? Tutte le classi di appartenenza sono abbastanza rappresentate e in base ai  lavori pubblicati negli ultimi anni la più rappresentata è una categoria di animali attorno a 40-50 cm di carapace. Ci sono anche gli adulti, 70-75 cm, e in qualche caso ci sono anche animali molto piccoli, ad esempio nella grande “invasione” registrata nel 2009. La classe di lunghezza pari a 40-50 cm si colloca nella fase di pre–adulti, o meglio sub–adulti, animali giovani che non hanno ancora raggiunto la maturità sessuale.

La distribuzione stagionale è interessante perché in base ai primi dati pubblicati dalla Croazia si nota come in giugno e luglio ci sia un calo di questi animali che poi riprendono un po’ in agosto ma in particolare quello che si nota è che la maggior concentrazione nelle coste croate che si verifica in febbraio e marzo. Questi dati sono esattamente speculari a quelli che si riscontrano sul lato italiano dove invece la maggior concentrazione è nei mesi estivi a partire proprio da luglio mentre i ritrovamenti di tartarughe in gennaio o febbraio sono veramente occasionali. Dai dati raccolti in Croazia è evidente come questi animali rimangano in inverno nella nostra area, seppure con una preferenza per il lato orientale. Dai dati rilevati risulta inoltre, dal 2006 in poi, un significativo aumento di ritrovamenti di tartarughe negli ultimi mesi dell’anno: ottobre-novembre-dicembre.

I problemi che riguardano le tartarughe marine e legati alla pesca in Adriatico sono tre. Lo strascico è il problema principale: dai dati risulta che vengono pescate dalle 7.000 alle 10.000 tartarughe all’anno. A queste si aggiungono le reti da posta che pur avendo un impatto minore permettono di catturare da 600 a 4.000 individui l’anno ma con una mortalità molto maggiore per cui l’impatto vero potrebbe essere diverso,  non certo a livello dello strascico ma comunque maggiore di quello che possiamo considerare guardando soltanto il numero delle catture. Poi ci sono le volanti che invece hanno un impatto molto minore perché le tartarughe nel nostro mare sono animali che hanno un comportamento bentonico e quindi si alimentano sul fondo, cercano appunto prede di fondale come molluschi e crostacei. In questo modo, dato che  la volante pesca aperte negli strati superiori di acqua e non va a contatto con il fondo, i numeri si abbassano notevolmente e siamo sull’ordine di poche centinaia all’anno.

Si è già cominciato da diversi anni a tracciare le tartarughe con dei trasmettitori satellitari verificando come queste si muovano principalmente dalla Grecia e poi risalgano l’Adriatico. Un percorso interessante è stato segnalato seguendo una tartaruga femmina adulta che è stata rilasciata nel 2007 a largo di Numana e ed è uscita dall’Adriatico nell’arco di un mese: seguendo la scarpata continentale si è recata in Tunisia dove ha passato un po’ di tempo poi ha percorso tutta la costa della Libia viaggiando sotto costa. Si è fermata in quest’area per un tempo molto lungo (forse per deporre le uova). Poi dalla Libia è ripartita ed è tornata in Tunisia, ha attraversato il Canale di Sicilia ed è arrivata in Sardegna e dalla Sardegna è ridiscesa fino a quando la batteria del trasmettitore non si è esaurita. Ciò dà l’idea di quanto possa viaggiare una tartaruga di una certa dimensione e dimostra che facendo una buona conservazione delle tartarughe del Nord Adriatico si contribuisce anche alla conservazione delle tartarughe mediterranee. Un altro esempio riguarda un esemplare rilasciato a Rimini: questo viaggiava molto veloce uscendo in poco tempo dall’Adriatico ed arrivando nello Ionio dove poi ha passato l’inverno. Appena le temperature si sono alzate di nuovo ha ripreso la via dell’Adriatico risalendo fino al punto in cui era stata rilasciata. Ciò dimostra come la tartaruga abbia usato due correnti presenti nell’Adriatico: una corrente per andarsene, discendente sul lato occidentale e un’altra corrente che sale lungo la costa orientale per tornare. Esistono anche animali che hanno passato un anno intero senza uscire dall’Adriatico dimostrando come ci siano esemplari che svernano totalmente nel nostro mare.

Dal 1993 al 2009 si è verificato un andamento crescente degli spiaggiamenti con 144 tartarughe recuperate nel 2007.

Nel 2009 si è verificato un fenomeno anomalo: sono stati superati 180 piccoli esemplari fra le Marche, Emilia-Romagna, Veneto e Friuli, 77 dei quali recuperati da Fondazione Cetacea. Tutti erano più piccoli di 25 cm di carapace, quindi esemplari di due o tre anni di età, ed erano completamente ricoperti da balani.  Il fenomeno è cominciato a luglio e ad agosto arrivavano 3-4–5 animali al giorno con punte di 8 animali al giorno, poi hanno cominciato a scendere. C’è stato ancora qualche ritorno a settembre e poi il fenomeno si è esaurito

Le caratteristiche di questi animali erano diverse. Molti presentavano un’anemia molto profonda e avevano nell’intestino una pianta marina, molto particolare che non si trova normalmente nei contenuti stomacali di questi animali.