La storia di Dante: spiaggiamento di una stenella

Il 18 gennaio 2012 la Fondazione Cetacea è intervenuta a Lido di Dante (RA) per soccorrere una stenella spiaggiata. Ecco la cronistoria raccontata dal presidente della Fondazione Cetacea e dal veterinario incaricato delle cure.

Sauro Pari (presidente Fondazione Cetacea): giovedì 18 Gennaio, alle 12,15, Fondazione Cetacea veniva allertata dalla Capitaneria di Porto di Ravenna della presenza di un delfino spiaggiato a Lido di Dante, bagno Classe. Immediatamente si recava sul posto un volontario di Fondazione Cetacea e della Guardia Costiera Ausiliaria di Ravenna, Nicola Faitanini, munito di muta termica per assistere l’animale fino all’arrivo della squadra di Pronto Intervento della Fondazione. Interveniva anche Michela del Pasqua, anch’essa ravennate e volontaria della fondazione, per assistere da terra rilevando le apnee respiratorie del delfino (un modo per tenere sotto controllo lo stato di salute dell’animale). Alle 14,10 la squadra di Pronto Intervento composta da Valeria Angelini (biologa), Fabio Fiori (sub) Mario Angelini (responsabile spiaggiamenti di FC) e Sauro Pari (direttore e coordinatore intervento) era sul posto. Ci si accorgeva immediatamente trattarsi di una stenella (Stenella  coeruleoalba), delfino abbastanza insolito nel mare Adriatico e si provvedeva immediatamente ad avvertire il dott. Sandro Mazzariol dell’Università di Padova per il reperimento di un veterinario esperto in Cetacei. Mazzariol ci metteva in contatto con il dott. Pietro Saviano di Modena che, immediatamente ci contattava.  Sul posto già era presente una pattuglia della Capitaneria di Porto ed una della Guardia Forestale alla quale si sarebbe aggiunto subito anche il dott. Nobili, responsabile dell’Ufficio territoriale per la biodiversità  del Corpo Forestale.

La Capitaneria di Porto avvertiva la Asl di Ravenna che interveniva con la dott.ssa Marconi e un collega. La Asl è infatti competente all’autorizzo del recupero di Cetacei spiaggiati. Veniva contattata anche la Cites Regionale, nella persona del dott. Ponzon, il quale, a sua volta, tentava di mettersi in contatto con il Ministero dell’Ambiente.

In attesa dell’arrivo del dott. Saviano, i cui tempi sapevamo essere di circa tre ore, data la distanza e la necessità di organizzarsi per una eventuale lunga assenza dall’ambulatorio, abbiamo predisposto tutto quanto necessario al recupero: sono stati chiamati i Vigili del Fuoco che hanno messo a disposizione un impianto di illuminazione di emergenza. Abbiamo preparato l’attrezzatura di pronto intervento: barella per delfini, materassino per appoggiare l’animale in terra, asciugamani per coprirlo. Il Dott. Nobili ci metteva a disposizione un mezzo atto al trasporto della stenella fino a Riccione. Nel frattempo Mario Angelini tornava in sede a Riccione per preparare la vasca di stabulazione e predisporre la logistica per tutti coloro che avrebbero assistito l’animale. Con lui Andrea Dall’Occo e Matteo Bucchia, altri due volontari della Fondazione, che nel frattempo ci avevano raggiunto a Lido di Dante.

Il dott. Ponzon ci comunicava che, non avendo ottenuto risposta dal Ministero, si era messo in contatto con la Provincia e  mi forniva il riferimento da contattare, il dott. Venturi dell’assessorato alla Pesca ed Agricoltura, delega detenuta dal Presidente della Provincia stesso. Il dott. Venturi mi assicurava l’interessamento del Presidente e garantiva una copertura economica dell’intervento fino ad un massimo di 3.000 € (effettivamente si sono spesi circa 280 €). Alle 18,15 arrivava il dott. Saviano che provvedeva immediatamente a sedare la stenella, ancora in acqua: è nota infatti l’estrema emotività di questa specie e quindi la sedazione è condizione indispensabile per manipolarla e trasportarla. Quindici minuti dopo la stenella veniva caricata sul camion messo a disposizione dal Dott. Nobili e portata a Riccione. Qui Mario, con l’aiuto di Andrea e Matteo, aveva già predisposto la vasca per il ricovero e la stenella poteva essere ospedalizzata in acqua bassa con una temperatura accettabile.

foto di F. Zani-primo intervento

foto di F. Zani

 

 

 

 

 

 

 

 

>

 

Pietro Saviano (veterinario): in data 18 Gennaio 2012, a seguito della chiamata del dr.Sandro Mazzariol dell’Università di Padova, coordinatore del CERT (Cetacean stranding Emergency Response Team) per conto del Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, mi sono recato sulla spiaggia di Lido di Dante (Ravenna) per soccorrere un delfino, giungendovi  alle ore 18,00. L’animale in questione, un giovane maschio della specie Stenella, si presentava immobile in acqua con respiro regolare, frequenza cardiaca nella norma e un’unica lesione di circa 3 cm di almeno 6 giorni. Lo stato di nutrizione dell’animale era buono (codice 3) e presentava uno stato del sensorio vigile ma assolutamente riluttante al movimento e con sintomi indicativi di ipotermia. Le condizioni meteorologiche nella notte tra il 18 ed il 19 si presentavano difficili (temperatura minima prevista -4 °C) per mantenere un presidio costante in spiaggia per monitorare il soggetto spiaggiato, con potenziali rischi per gli operatori, e per effettuare gli approfondimenti diagnostici necessari a stabilire la rilasciabilità del soggetto spiaggiato. Inoltre, le basse temperature avrebbero possibilmente inficiato sulle sue condizioni generali. Stabilito ciò, al fine di effettuare le indagini diagnostiche necessarie in condizioni di sicurezza, dopo averne stabilito l’idoneità fisica al trasporto e in accordo con le Autorità Sanitarie (ASL locale) e CITES presenti sul posto, è stato disposto il trasferimento a sito idoneo. La specie oggetto dello spiaggiamento è molto sensibile ad eventi e condizioni stressanti e quindi, in via cautelativa,  si è provveduto a praticare opportuna sedazione del soggetto, per minimizzare i rischi di un possibile shock. Tramite mezzo fornito dal Corpo Forestale dello Stato, e con l’aiuto del Corpo dei Vigili del Fuoco, si è potuto trasportare il delfino presso la Fondazione Cetacea di Riccione. Durante tutto il viaggio il delfino si è mostrato tranquillo con frequenza cardiaca e respiratoria nella norma. All’arrivo presso la Fondazione alle ore 21, l’animale è stato posto in una vasca gonfiabile riempita con acqua dolce per facilitarne l’idratazione. E’ stata quindi somministrata una soluzione reidratante con aggiunta di complessi vitaminici ed elettroliti tramite sonda esofagea. In vasca si è potuto osservare per tutta la notte una  forte sintomatologia a carico dell’apparato gastroenterico in quanto erano frequenti  diarrea e flatulenza. Sono state effettuate nell’arco della notte tre sessioni ecografiche che hanno potuto confermare infatti una grave affezione a carico del comparto gastrointestinale ed escludere patologie a carico di altri distretti. E’ stato effettuato un prelievo di sangue dalla pinna caudale per poter ottenere un esame dei parametri emato-biochimici e poter effettuare indagini su eventuali forme virali o batteriche in atto. Nella mattinata del 19 gennaio, l’animale è stato nuovamente idratato con la suddetta soluzione  ed è stata somministrata copertura antibiotica. Si è quindi spostato il soggetto in una vasca con una profondità di circa 1 mt nella quale potesse ricominciare a nuotare ed è stato aiutato nel galleggiamento con l’utilizzo di una imbragatura idonea. L’animale ha sempre mantenuto durante tutte le fasi del ricovero una costante e regolare frequenza respiratoria e cardiaca. Avendo anche gli esami del sangue evidenziato una problematica compatibile con problemi gastroenterici e, avendo l’ecografia indicato in ogni fase del ricovero una severa alterazione gastrica, si è programmata una endoscopia. Il fatto che l’animale fosse in uno stato di nutrizione  buono, suggeriva infatti un processo patologico acuto che andava accertato al più presto. L’animale, durante le procedure preliminari alla pratica endoscopica, ha presentato un improvviso  stato di shock con conseguente  arresto cardiaco. L’animale non ha risposto alle procedure di urgenza e alla somministrazione dei farmaci per scongiurarne la morte e non è rimasto che constatarne il decesso. Sono stati quindi prelevati campioni di sangue per poter effettuare ulteriori indagini. L’autopsia svolta dall’Università di Padova ha confermato una grave compromissione dell’apparato gastroenterico e si è in attesa dei risultati delle ulteriori indagini in corso. Ringrazio tutte le persone che hanno preso parte a questa procedura, i volontari della Fondazione Cetacea nonché i suoi responsabili, il personale dell’ASL, il Corpo dei Vigili del Fuoco e il Corpo Forestale dello Stato, la dr.ssa Elena Guglielmi, le Università di Padova e Teramo.

foto F. Zani

foto.F. Zani-preparazione al recupero

>

ospedalizzazione

endoscopia