Autore: Fondazione Cetacea

  • La nascita di Blennius e il progetto “Il mare nascosto”

    Giovedì 1 marzo 2012, al palazzo del Turismo di Riccione, si è svolta una serata di presentazione dei risultati di un monitoraggio sulla barriera anti erosione posizionata di fronte alla costa riccionese e soprattutto sono state mostrate le sorprendenti immagini di ciò che ha colonizzato questa struttura. Da queste scoperte è nato il marchio Blennius e quello che si prefigge di fare ma partiamo dall’inizio e cioè dalla creazione della barriera soffolta.

    Riccione, dai primi anni ’70 del secolo scorso, si è attivata per contrastare il fenomeno di erosione costiera; nel 1983 il suo Comune realizzò, in maniera sperimentale, delle barriere di contenimento subacquee costituite da sacchi di materiale sintetico riempiti di sabbia e disposte parallelamente alla costa ad una distanza di circa 400 metri dalla riva per circa 700 metri di lunghezza. Gli effetti furono modesti, così nel 1987, venne aggiunta una seconda barriera soffolta a 200 m dalla riva più lunga della precedente. Con il tempo, la creazione della barriera soffolta si è dimostrata una buona soluzione che ha portato effetti positivi con un ridotto impatto ambientale. Nel 2011, in seguito ai monitoraggi per la verifica della compattezza e della stabilità della barriera, è stato rilevato un altro insospettabile effetto benefico: la colonizzazione dell’intera struttura da parte di una grande varietà di forme di vita che ha costituito una vera e propria oasi marina, la cui conservazione e protezione favorirebbe il benessere del mare.

    Il progetto Mare nascosto di Blennius

    Nel 2011 la Cooperativa Bagnini di Riccione ha promosso e finanziato una campagna di monitoraggio della barriera soffolta al fine di osservare l’integrità dei sacchi e lo stato di compattezza della struttura stessa, più volte venuta meno negli anni passati per effetto dell’usura dei movimenti marini e per l’incuria umana. L’attività di perlustrazione, effettuata dai subacquei della Sub Riccione Polisportiva Comunale, ha rilevato la presenza di un’incredibile biodiversità marina instauratasi, nel tempo, sulla superficie della barriera e negli interstizi presenti fra i sacchi; una ricchezza di vita che non sorprende chi conosce veramente il mare Adriatico, un mare che nasconde per natura i suoi tesori e che li rivela solo a pazienti ed attenti esploratori.

    Per far conoscere, valorizzare, ma soprattutto proteggere questa “oasi” sommersa, è stato ideato il progetto “Riccione: il mare nascosto – alla scoperta dell’oasi sommersa”, che riunisce nel marchio “Blennius” tre realtà (Cooperativa Bagnini di Riccione, Sub Riccione Polisportiva Comunale e Fondazione Cetacea) diverse, ma accomunate dalla volontà di preservare il mare ed i suoi meravigliosi tesori attraverso la conoscenza, la diffusione delle informazioni e la sensibilizzazione alla fragilità di questi ecosistemi.

    La Bavosa

  • Le tartarughe venute dal freddo o meglio per il freddo!

    Ed anche quest’inverno, puntualmente, è arrivata l’emergenza tartarughe, e che emergenza! Siamo a 41 tartarughe ospedalizzate! Ma si può chiamare emergenza un evento che ormai si ripete ogni anno? Direi proprio di no. E’ ormai evidente che, contrariamente a quanto accadeva fino a cinque anni fa ormai le tartarughe marine restano in medio- alto Adriatico anche nel periodo invernale, quando le temperature dell’acqua scendono sotto i canonici 12° fino ad 8°, 7 addirittura. Ma veniamo ai fatti. Una prima avvisaglia l’avevamo avuta fra il 2 e il 15 gennaio con catture accidentali in rete di diverse tartarughe, quasi tutte al largo di Ravenna. Al 25 gennaio l’ospedale delle tartarughe già ospitava 12 esemplari.  Poi il grande freddo. In pochi giorni ne sono arrivate 31, tutte colpite da ipotermia in mare e gettate a spiaggia dalla violenza delle mareggiate. La prima il 2 gennaio, poi, in un crescendo incredibile culminato l’8 febbraio con dieci spiaggiamenti in un giorno. Il 10 se ne sono piaggiate 3, l’11 febbraio ancora 10 spiaggiamenti. La capienza dell’Ospedale è andata a saturazione in breve anche perché, trattandosi in gran parte di esemplari di medie dimensioni 50/68 cm di carapace, necessitano di vasche grandi. L’Ospedale delle tartarughe, a pieno regime, può ospitare al massimo 18 tartarughe, va da se che abbiamo dovuto fare i salti mortali.

    Il dott. Bortone dell’Assessorato all’Ambiente della Regione si è immediatamente prodigato per offrirci  i supporti necessari. Il dott. Squintani della USL regionale ci ha procurato il contatto con lo zoo profilattico di Ferrara che ci ha messo a disposizione tre grandi vasche e numerose vasche più piccole, con riscaldatori e filtri volanti. Grazie alla Dott.ssa Rubini ed alla sua equipe abbiamo potuto dare subito assistenza alle tartarughe che non sapevamo dove stabulare. L’università di Camerino ci ha messo a disposizione 8 vasche nella sua sede staccata di San Benedetto del Tronto. Siamo riusciti così a fronteggiare la situazione e ad offrire un adeguato ricovero a tutte le tartarughe. Due di loro purtroppo non ce l’hanno fatta ma la situazione delle altre sembra migliorare. Ora dobbiamo creare un impianto adeguato al filtraggio dell’acqua per tanti animali. Sempre grazie al Dott. Bortone stiamo chiedendo aiuto agli uffici regionali dei diversi assessorati. Si tratta di strappare un impegno per  una spesa di circa 4000 €, il minimo per creare un impianto temporaneo  atto a stabulare in igiene e sicurezza 16 tartarughe per il tempo necessario a riabilitarle  e liberarle.

    Oggi , 23 febbraio, l’ultima arrivata, viene da Chioggia e la sono andata a prendere Chiara ed Enrica, due volontarie di Imola. Ora comincia la parte più lunga e difficile del nostro lavoro: cercare di fare in modo di recuperarle tutte e poterle successivamente liberare. Un appello a chi ci legge: Adottate una tartaruga, pubblichiamo sul sito l’elenco con le foto, scegliete quella che più vi piace ed adottatela, ci aiuterete così a curarla e potremo poi liberarla assieme!

    Sauro Pari

    Elenco delle tartarughe adottabili:

    Azzurra, Alessandro, Ratni, Pandora, Fred, Gigia, Giulia, Sara,  Saratwo, Alex, Zorro, Silvia, Kelly, Sonny, Neve, Lorenzo, Briciola, Asha, Quasimodo, Candy, Nichy, Lazzaro, Rino, Roberto, Erminia, Manuela, Maria, Eleonora, Piemonte, Eris.

  • La storia di Dante: spiaggiamento di una stenella

    Il 18 gennaio 2012 la Fondazione Cetacea è intervenuta a Lido di Dante (RA) per soccorrere una stenella spiaggiata. Ecco la cronistoria raccontata dal presidente della Fondazione Cetacea e dal veterinario incaricato delle cure.

    Sauro Pari (presidente Fondazione Cetacea): giovedì 18 Gennaio, alle 12,15, Fondazione Cetacea veniva allertata dalla Capitaneria di Porto di Ravenna della presenza di un delfino spiaggiato a Lido di Dante, bagno Classe. Immediatamente si recava sul posto un volontario di Fondazione Cetacea e della Guardia Costiera Ausiliaria di Ravenna, Nicola Faitanini, munito di muta termica per assistere l’animale fino all’arrivo della squadra di Pronto Intervento della Fondazione. Interveniva anche Michela del Pasqua, anch’essa ravennate e volontaria della fondazione, per assistere da terra rilevando le apnee respiratorie del delfino (un modo per tenere sotto controllo lo stato di salute dell’animale). Alle 14,10 la squadra di Pronto Intervento composta da Valeria Angelini (biologa), Fabio Fiori (sub) Mario Angelini (responsabile spiaggiamenti di FC) e Sauro Pari (direttore e coordinatore intervento) era sul posto. Ci si accorgeva immediatamente trattarsi di una stenella (Stenella  coeruleoalba), delfino abbastanza insolito nel mare Adriatico e si provvedeva immediatamente ad avvertire il dott. Sandro Mazzariol dell’Università di Padova per il reperimento di un veterinario esperto in Cetacei. Mazzariol ci metteva in contatto con il dott. Pietro Saviano di Modena che, immediatamente ci contattava.  Sul posto già era presente una pattuglia della Capitaneria di Porto ed una della Guardia Forestale alla quale si sarebbe aggiunto subito anche il dott. Nobili, responsabile dell’Ufficio territoriale per la biodiversità  del Corpo Forestale.

    La Capitaneria di Porto avvertiva la Asl di Ravenna che interveniva con la dott.ssa Marconi e un collega. La Asl è infatti competente all’autorizzo del recupero di Cetacei spiaggiati. Veniva contattata anche la Cites Regionale, nella persona del dott. Ponzon, il quale, a sua volta, tentava di mettersi in contatto con il Ministero dell’Ambiente.

    In attesa dell’arrivo del dott. Saviano, i cui tempi sapevamo essere di circa tre ore, data la distanza e la necessità di organizzarsi per una eventuale lunga assenza dall’ambulatorio, abbiamo predisposto tutto quanto necessario al recupero: sono stati chiamati i Vigili del Fuoco che hanno messo a disposizione un impianto di illuminazione di emergenza. Abbiamo preparato l’attrezzatura di pronto intervento: barella per delfini, materassino per appoggiare l’animale in terra, asciugamani per coprirlo. Il Dott. Nobili ci metteva a disposizione un mezzo atto al trasporto della stenella fino a Riccione. Nel frattempo Mario Angelini tornava in sede a Riccione per preparare la vasca di stabulazione e predisporre la logistica per tutti coloro che avrebbero assistito l’animale. Con lui Andrea Dall’Occo e Matteo Bucchia, altri due volontari della Fondazione, che nel frattempo ci avevano raggiunto a Lido di Dante.

    Il dott. Ponzon ci comunicava che, non avendo ottenuto risposta dal Ministero, si era messo in contatto con la Provincia e  mi forniva il riferimento da contattare, il dott. Venturi dell’assessorato alla Pesca ed Agricoltura, delega detenuta dal Presidente della Provincia stesso. Il dott. Venturi mi assicurava l’interessamento del Presidente e garantiva una copertura economica dell’intervento fino ad un massimo di 3.000 € (effettivamente si sono spesi circa 280 €). Alle 18,15 arrivava il dott. Saviano che provvedeva immediatamente a sedare la stenella, ancora in acqua: è nota infatti l’estrema emotività di questa specie e quindi la sedazione è condizione indispensabile per manipolarla e trasportarla. Quindici minuti dopo la stenella veniva caricata sul camion messo a disposizione dal Dott. Nobili e portata a Riccione. Qui Mario, con l’aiuto di Andrea e Matteo, aveva già predisposto la vasca per il ricovero e la stenella poteva essere ospedalizzata in acqua bassa con una temperatura accettabile.

    foto di F. Zani-primo intervento
    foto di F. Zani

     

     

     

     

     

     

     

     

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    Pietro Saviano (veterinario): in data 18 Gennaio 2012, a seguito della chiamata del dr.Sandro Mazzariol dell’Università di Padova, coordinatore del CERT (Cetacean stranding Emergency Response Team) per conto del Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, mi sono recato sulla spiaggia di Lido di Dante (Ravenna) per soccorrere un delfino, giungendovi  alle ore 18,00. L’animale in questione, un giovane maschio della specie Stenella, si presentava immobile in acqua con respiro regolare, frequenza cardiaca nella norma e un’unica lesione di circa 3 cm di almeno 6 giorni. Lo stato di nutrizione dell’animale era buono (codice 3) e presentava uno stato del sensorio vigile ma assolutamente riluttante al movimento e con sintomi indicativi di ipotermia. Le condizioni meteorologiche nella notte tra il 18 ed il 19 si presentavano difficili (temperatura minima prevista -4 °C) per mantenere un presidio costante in spiaggia per monitorare il soggetto spiaggiato, con potenziali rischi per gli operatori, e per effettuare gli approfondimenti diagnostici necessari a stabilire la rilasciabilità del soggetto spiaggiato. Inoltre, le basse temperature avrebbero possibilmente inficiato sulle sue condizioni generali. Stabilito ciò, al fine di effettuare le indagini diagnostiche necessarie in condizioni di sicurezza, dopo averne stabilito l’idoneità fisica al trasporto e in accordo con le Autorità Sanitarie (ASL locale) e CITES presenti sul posto, è stato disposto il trasferimento a sito idoneo. La specie oggetto dello spiaggiamento è molto sensibile ad eventi e condizioni stressanti e quindi, in via cautelativa,  si è provveduto a praticare opportuna sedazione del soggetto, per minimizzare i rischi di un possibile shock. Tramite mezzo fornito dal Corpo Forestale dello Stato, e con l’aiuto del Corpo dei Vigili del Fuoco, si è potuto trasportare il delfino presso la Fondazione Cetacea di Riccione. Durante tutto il viaggio il delfino si è mostrato tranquillo con frequenza cardiaca e respiratoria nella norma. All’arrivo presso la Fondazione alle ore 21, l’animale è stato posto in una vasca gonfiabile riempita con acqua dolce per facilitarne l’idratazione. E’ stata quindi somministrata una soluzione reidratante con aggiunta di complessi vitaminici ed elettroliti tramite sonda esofagea. In vasca si è potuto osservare per tutta la notte una  forte sintomatologia a carico dell’apparato gastroenterico in quanto erano frequenti  diarrea e flatulenza. Sono state effettuate nell’arco della notte tre sessioni ecografiche che hanno potuto confermare infatti una grave affezione a carico del comparto gastrointestinale ed escludere patologie a carico di altri distretti. E’ stato effettuato un prelievo di sangue dalla pinna caudale per poter ottenere un esame dei parametri emato-biochimici e poter effettuare indagini su eventuali forme virali o batteriche in atto. Nella mattinata del 19 gennaio, l’animale è stato nuovamente idratato con la suddetta soluzione  ed è stata somministrata copertura antibiotica. Si è quindi spostato il soggetto in una vasca con una profondità di circa 1 mt nella quale potesse ricominciare a nuotare ed è stato aiutato nel galleggiamento con l’utilizzo di una imbragatura idonea. L’animale ha sempre mantenuto durante tutte le fasi del ricovero una costante e regolare frequenza respiratoria e cardiaca. Avendo anche gli esami del sangue evidenziato una problematica compatibile con problemi gastroenterici e, avendo l’ecografia indicato in ogni fase del ricovero una severa alterazione gastrica, si è programmata una endoscopia. Il fatto che l’animale fosse in uno stato di nutrizione  buono, suggeriva infatti un processo patologico acuto che andava accertato al più presto. L’animale, durante le procedure preliminari alla pratica endoscopica, ha presentato un improvviso  stato di shock con conseguente  arresto cardiaco. L’animale non ha risposto alle procedure di urgenza e alla somministrazione dei farmaci per scongiurarne la morte e non è rimasto che constatarne il decesso. Sono stati quindi prelevati campioni di sangue per poter effettuare ulteriori indagini. L’autopsia svolta dall’Università di Padova ha confermato una grave compromissione dell’apparato gastroenterico e si è in attesa dei risultati delle ulteriori indagini in corso. Ringrazio tutte le persone che hanno preso parte a questa procedura, i volontari della Fondazione Cetacea nonché i suoi responsabili, il personale dell’ASL, il Corpo dei Vigili del Fuoco e il Corpo Forestale dello Stato, la dr.ssa Elena Guglielmi, le Università di Padova e Teramo.

    foto F. Zani
    foto.F. Zani-preparazione al recupero

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    ospedalizzazione
    endoscopia
  • 1° Incontro di formazione per gli operatori della rete marchigiana di conservazione delle Tartarughe marine

    Sabato 14 gennaio si è svolto presso il Comune di Numana (AN), il primo degli incontri di formazione per gli operatori della Rete regionale delle Marche per la Conservazione delle Tartarughe marine per l’anno 2012. Rappresentanti dei tre Parchi regionali costieri (Parco del San Bartolo, Parco del Conero, Parco della Sentina), delle Capitanerie di Porto di Ancona e Numana, delle ASL locali, dell’Unversità di Camerino, i volontari delle associazioni ambientaliste che operano nel settore della conservazione ambientale, studenti e sub hanno seguito, durante la mattinata, interventi sulla biologia, sulla veterinaria di primo soccorso delle tartarughe marine e sulle modalità di intervento nel loro recupero, tenute dalla dott.ssa Valeria Angelini, dal dott. Giordano Nardini e dal dott. Luca Amico.
    Nel pomeriggio si è svolto un incontro di informazione sulle problematiche causate dalle attività di pesca alla conservazione delle tartarughe marine in Adriatico; la conferenza era rivolta soprattutto ai pescatori e diportisti.

    Tartarughe e attività di pesca

    Cenni di ecologia e biologia delle Tartarughe marine

  • OCEAN2012: SENZA SALMONE O CAPITONE, CHE CAPODANNO E’?

    Sulle tavole europee scarseggiano salmoni, merluzzi, anguille, polipi, sogliole… un tempo protagonisti della tradizione gastronomica. Riforma della Politica Comune della Pesca occasione per recupero degli stock

    Roma, 30 gennaio 2011 – La notizia è che anguille e salmoni non si faranno vedere come una volta nei nostri cenoni!  E che tutti daranno la colpa alla Crisi e ai prezzi alle stelle! La verità è che sotto la superficie del mare le cose stanno diversamente… La colpa è infatti della pesca eccessiva e dei sussidi pubblici a pioggia, che nel potenziare le flotte pescherecce europee hanno contemporaneamente causato un triste declino delle specie ittiche.

    Risultato: tra le specie che velocemente scompaiono dalle tavole di tutto il Vecchio continente, quella che ha subìto il peggior declino è l’anguilla europea. Dal Mar Nero, al nord dell’Atlantico, al Mediterraneo, quasi impossibile oggi degustare piatti come l’Aalsuppe, zuppa tradizionale di Amburgo, o le anguille in gelatina di Londra, l’anguilla in salsa verde delle Fiandre, o ancora l’anguilla all’uvetta di Venezia. La comunità scientifica continua a  mettere in guardia l’UE sullo stato di questa specie ormai sull’orlo del collasso, ma l’ultimo tentativo di divieto di cattura, a fine 2010, non ha incontrato il favore della Francia, e attualmente la pesca continua nel Golfo di Biscaglia per soddisfare soprattutto il remunerativo mercato cinese

    La scarsità di quello che una volta era pesce di largo consumo, alla base di molte ricette popolari, ha causato un forte aumento dei prezzi come nel caso del salmone selvaggio. Oggi una prelibatezza per pochi, era un tempo talmente abbondante che in Germania  era detto pesce pane; si racconta che i camerieri tedeschi per non doverlo mangiare tutti i giorni facessero introdurre nel contratto di lavoro una clausola che gli garantiva di non doverlo consumare più di  due volte a settimana. Il salmone in commercio oggi è per lo più allevato e quello selvatico è un lusso riservato a pochi.

    In Italia, se non si provvederà ad adottare metodi di cattura sostenibili, rischiano di sparire le acciughe di Noli o ciciarelli, tipiche della Liguria e generalmente consumate fritte e conservate in olio e aceto; in Polonia quasi introvabile il Jesiotr Pieczony, piatto a base di storione, specie classificata come gravemente minacciata e un tempo diffuso in tutta Europa, incluso il Mar Baltico; in Grecia la Taramosalata si preparava con uova di merluzzo e aveva un colore tipicamente rosato, oggi si ricorre a uova di carpa e colorante alimentare rosso. Stessa sorte  tocca a razze, sogliole, platesse e perfino polpi, per i quali nel 2007 la Spagna ha speso  189 milioni di euro per importarli e rifornire il mercato nazionale.

    Da anni, i limiti di cattura stabiliti dai Ministri della Pesca europei sono ben superiori a quelli raccomandati dalla comunità scientifica, con il risultato che nel 2011 il 63% degli stock ittici monitorati in Europa è considerato sovrasfruttato, cifra che in Mediterraneo arriva a raggiungere l’82%.

    “La Riforma della Politica Comune della Pesca (PCP), attualmente in discussione al Parlamento e al Consiglio europeo, rappresenta un’opportunità cruciale per garantire il futuro degli ecosistemi marini e la sopravvivenza di molte specie” dichiara Serena Maso, coordinatrice nazionale di OCEAN2012. “La flotta europea continua a esercitare una pressione di pesca da due a tre volte superiore il livello di sostenibilità. Se la Riforma fallirà l’obiettivo di fermare la pesca eccessiva, non solo potremo dimenticarci di salmoni selvaggi, ciciarelli e anguille ma anche di  una incredibile varietà di altri pesci che da generazioni fanno parte della nostra dieta e delle tradizioni gastronomiche”.

     

    OCEAN2012 è una coalizione di organizzazioni unite dalla volontà di trasformare la Politica europea della Pesca per fermare la pesca eccessiva, mettere fine alle pratiche di pesca distruttive e conseguire un giusto ed equo utilizzo di stock ittici in buona salute.

  • Immersione mortale?

    Deadly diving? Physiological and behavioural management of decompression stress in diving mammals. 
    SK Hooker, A. Fahlman, MJ Moore, N. Aguilar de Soto, Y Bernaldo de Quiros, AO Brubakk, DP Costa, AM Costidis, S. Dennison, KJ Falke, A Fernandez, M Ferrigno, JR Fitz-Clarke, MM Garner, DS Houser, PD Jepson, DR Ketten, PH Kvadsheim, PT Madsen, NW Pollock, DS Rotstein, TK Rowles, SE Simmons, W Van Bonn, PK Weathersby, MJ Weise, TM Williams, PL Tyack.
    Proceedings of the Royal Society, London – Biological Sciences
    doi: 10.1098/rspb.2011.2088
    Abstract:
    Decompression sickness (DCS, ‘the bends’) is a disease associated with gas uptake at pressure. The basic pathology and cause are relatively well known to human divers. Breath-hold diving marine mammals were thought to be relatively immune to DCS owing to multiple anatomical, physiological and behavioural adaptations that reduce nitrogen gas (N2) loading during dives.  However, recent observations have shown that gas bubbles may form and tissue injury may occur in marine mammals under certain circumstances. Gas kinetic models based on measured time-depth profiles further suggest the potential occurrence of high blood and tissue N2 tensions. We review evidence for gas-bubble incidence in marine mammal tissues and discuss the theory behind gas loading and bubble formation. We suggest that diving mammals vary their physiological responses according to multiple stressors, and that the perspective on marine mammal diving physiology should change from simply ‘minimising N2 loading’ to ‘management of the N2 load’. This suggests several avenues for further study, ranging from the effects of gas bubbles at molecular, cellular and organ function levels, to comparative studies relating the presence/absence of gas bubbles to diving behaviour. Technological advances in imaging and remote instrumentation are likely to advance this field in coming years.
    Keywords: diving physiology, marine mammals, gas bubbles, embolism, decompression sickness.
  • Gli ospiti dell’Ospedale delle Tartarughe

    Attualmente l’ospedale delle tartarughe marine ha in degenza sette tartarughe marine: Quasimodo il veterano , da più di due anni ospite delle vasche di Riccione; Sara, Kelly, Alex, Maria e Rino, tutte arrivate negli ultimi due mesi, pescate nelle reti a strascico. Altre tre pazienti, Theta, Piemonte e Eleonora sono ancora sotto osservazione presso la clinica Modena Sud del nostro veterinario di riferimento: il dott. Giordano Nardini che è anche membro dell’associazione Benessere Animale.

  • Risposte comportamentali dei mammiferi marini ai suoni prodotti da attività antropiche

    A New Context-Based Approach to Assess Marine Mammal
    Behavioral Responses to Anthropogenic Sounds

    W.T. ELLISON, B.L. SOUTHALL, C.W. CLARK, AND A.S. FRANKEL
    Conservation Biology, Volume **, No. *, 1–8
    2011, Society for Conservation Biology
    published online: DOI: 10.1111/j.1523-1739.2011.01803.x

    The link to the full article is http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/j.1523-1739.2011.01803.x/full
    The link to the abstract is http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/j.1523-1739.2011.01803.x/abstract
    and the abstract text is given below:

    Abstract: Acute effects of anthropogenic sounds on marine mammals, such as from military sonars, energy
    development, and offshore construction, have received considerable international attention from scientists,
    regulators, and industry. Moreover, there has been increasing recognition and concern about the potential
    chronic effects of human activities (e.g., shipping). It has been demonstrated that increases in human activity
    and background noise can alter habitats of marine animals and potentially mask communications for species
    that rely on sound to mate, feed, avoid predators, and navigate. Without exception, regulatory agencies
    required to assess and manage the effects of noise on marine mammals have addressed only the acute effects
    of noise on hearing and behavior. Furthermore, they have relied on a single exposure metric to assess acute
    effects: the absolute sound level received by the animal. There is compelling evidence that factors other than
    received sound level, including the activity state of animals exposed to different sounds, the nature and
    novelty of a sound, and spatial relations between sound source and receiving animals (i.e., the exposure
    context) strongly affect the probability of a behavioral response. A more comprehensive assessment method
    is needed that accounts for the fact that multiple contextual factors can affect how animals respond to both
    acute and chronic noise. We propose a three-part approach. The first includes measurement and evaluation
    of context-based behavioral responses of marine mammals exposed to various sounds. The second includes
    new assessment metrics that emphasize relative sound levels (i.e., ratio of signal to background noise and
    level above hearing threshold). The third considers the effects of chronic and acute noise exposure. All three
    aspects of sound exposure (context, relative sound level, and chronic noise) mediate behavioral response, and
    we suggest they be integrated into ecosystem-level management and the spatial planning of human offshore
    activities.

  • Fedeltà delle femmine di Leone marino alle zone di alimentazione

    A.D. Lowther, R.G. Harcourt, D.J. Hamer, S.D. Goldsworthy. (2011). Creatures of habit: foraging habitat fidelity of adult female Australian sea lions. Marine Ecology Progress Series 443: 249-263
    ABSTRACT: We examined the movement characteristics and seasonality of feeding behaviour for an
    endemic Australian otariid, the Australian sea lion Neophoca cinerea. By combining tracking data
    and stable isotope analysis of serially subsampled vibrissae from 20 adult females at 7 colonies, we
    were able to characterise individual foraging specialisation across 80% of the species range. Adult
    females expressed long-term temporal consistency in both foraging site (offshore vs. inshore) and
    prey selection. When seasonality in foraging behaviour was detected (n = 7), there was no
    consistency in variation of isotope ratios between individuals or colonies. Offshore-foraging sea lions
    fed at higher trophic levels than inshore foragers. Potentially, inshore foragers could be subdivided
    into those which targeted heterogeneously distributed seagrass meadows or calcarenite reef systems
    for different payoffs. This data highlights the importance of understanding individual specialisation
    and the dangers of generalising behaviour at the colony level. Individual specialisation in foraging
    behaviour may be a mechanism that reduces intra-specific competition, but its effectiveness will be a
    function of the temporal stability of individual differences. The present study is the first to identify
    multi-season consistency of individual foraging behaviour for any otariid. Given the long-term
    stability of adult female foraging behaviour, categorising individuals using a proxy measure such as
    whisker isotopic signature appears robust, economical, and appropriate. Such data is critical to modelling
    population response to anthropogenically driven fine-scale habitat modification.