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  • Agevolazioni fiscali per donatori

    • l’art. 14 della legge 80/2005, in base al quale ogni donazione, a determinate condizioni, è DEDUCIBILE DAL REDDITO COMPLESSIVO ( sia per le persone fisiche che per i soggetti Ires).
    • il D.L. 4.12.97 n. 460, art. 13 il quale dice che, in alternativa alla precedente modalità, ogni donazione a favore delle ONLUS è DETRAIBILE dall’imposta (per le persone fisiche) o DEDUCIBILE DAL REDDITO D’IMPRESA.
    • Per le persone fisiche:  E’ possibile detrarre dall’imposta lorda il 19% dell’importo donato a favore delle ONLUS, fino ad un massimo di 2.065,83 euro (art. 15-bis del D.P.R. 917/86).
    • OPPURE, è possibile dedurre dal proprio reddito le donazioni a favore delle ONLUS, per un importo non superiore al 10% del reddito complessivo dichiarato e comunque nella misura massima di 70.000,00 euro annui (art. 14 comma 1 Decreto Legge 35/05 convertito in Legge n. 80 del 14/05/2005). (*) Per le impreseE’ possibile dedurre le donazioni a favore delle ONLUS per un importo non superiore a 2.065,83 euro o al 2% del reddito d’impresa dichiarato (art. 100 comma 2 del D.P.R. 917/86).

      OPPURE, è possibile dedurre dal proprio reddito le donazioni a favore delle ONLUS, per un importo non superiore al 10% del reddito complessivo dichiarato e comunque nella misura massima di 70.000,00 euro annui (art. 14 comma 1 del Decreto Legge 35/05 convertito in Legge n. 80 del 14/05/2005). (*)

      (*) per tutte le donazioni effettuate dal 17/03/2005

      N.B. Le agevolazioni fiscali non sono cumulabili tra di loro.

       

      La deduzione dal reddito

      Le persone fisiche e gli enti soggetti all’Ires possono dedurre dal proprio reddito, in sede di dichiarazione dei redditi,le donazioni liberali in denaro erogate a favore delle Onlus, nel limite del 10% del reddito complessivo dichiarato e comunque nella misura massima di 70.000 euro annui (D.L. 14 marzo 2005, n. 35 , convertito con modificazioni con Legge 14 maggio 2005, n.80.

       

      Ricorda di conservare la ricevuta postale o bancaria della tua donazione. Per le donazioni tramite bonifico, carta di credito,  prepagate, assegno bancario o circolare  l’estratto conto ha valore di ricevuta(Art. 23 D.L. 9 luglio 1997, n. 241)

      La detrazione d’imposta

      In alternativa alla deducibilità dal reddito, le  persone fisiche  che effettuano erogazioni liberali in denaro alle Onlus possono fruire della detrazione dall’Irpef, nella misura del 19%, per un importo massimo di 2.065,83 Euro (lett. i bis, co. 1, art. 15 del Dpr n. 917/1986).

      Le imprese possono dedurre le donazioni a favore delle ONLUS per un importo non superiore a 2.065,83 euro o al 2% del reddito d’impresa dichiarato (art. 100 comma 2 del D.P.R. 917/86).

      Deduzione o detrazione?

      Chi effettua una liberalità in denaro ad una Onlus, al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi dovrà valutare se è più conveniente fruire della detrazione d’imposta del 19% oppure della deduzione del 10% del reddito complessivo.

      In quest’ultimo caso, l’erogazione deducibile determinerà, mediante la riduzione del reddito imponibile, un beneficio pari all’aliquota massima raggiunta dal contribuente.

      Nella maggior parte dei casi risulta conveniente la nuova agevolazione, in quanto l’aliquota marginale Irpef (rilevante nel caso della deduzione) è sempre superiore della percentuale di detrazione (rilevante nel caso della detrazione). È possibile, però, qualora il reddito complessivo sia molto basso individuare ipotesi in cui risulti più conveniente la vecchia normativa.

       Vecchie e nuove regole a confronto

      Per le donazioni effettuate a partire dal 17 marzo 2005, data di entrata in vigore della L. n. 80/2005 conosciuta con il nome “+Dai – Versi”, è  possibile beneficiare di questa nuova agevolazione fiscale.

      Va precisato che la nuova agevolazione del “+ dai – versi” non sostituisce le precedenti agevolazioni già esistenti per le liberalità a favore delle Onlus, ma si affianca ad esse, senza però che vi sia la possibilità di cumulare i due benefici.

      Dunque, alla medesima fattispecie di donazione, sono applicabili differenti norme di agevolazione.

      Quella prevista dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi (derivante dall’art. 13 del dl. n. 460/97 ) consiste in una detrazione di imposta del 19% dell’importo versato, sino ad un massimo di 2.065,83 euro (i vecchi 4 milioni di lire) per le persone fisiche; mentre le imprese (imprenditori individuali, snc, spa, srl ecc.) possono dedurre dal reddito d’impresa un importo non superiore a 2.065,83 o il 2 % del reddito dichiarato.

      La norma invece relativa al DL n. 35 del 2005 prevede invece, come detto, sempre una deduzione sull’imponibile.

      DAL 2013 PIU’ DETRAZIONI PER DONAZIONI A ONLUS

      La nuova legge è in Gazzetta Ufficiale: nel 2013 si potrà detrarre il 24% di ciò che si dona al non profit e dal 2014 il 26%.

      Si chiama legge 6 luglio 2012, n. 96 ed è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 9 luglio. È dunque ufficiale: a partire dal 2013 le donazioni alle onlus saranno detraibili in una quota più alta di oggi.

      Le nuove percentuali
      Lo prevede, per l’esattezza, l’articolo 15 della legge “Norme in materia di riduzione dei contributi pubblici in favore dei partiti e dei movimenti politici, nonché misure per garantire la trasparenza e i controlli dei rendiconti dei medesimi. Delega al Governo per l’adozione di un testo unico delle leggi concernenti il finanziamento dei partiti e dei movimenti politici e per l’armonizzazione del regime relativo alle detrazioni fiscali”. Dall’attuale 19% si passa al 24% per l’anno 2013 e al 26% a decorrere dall’anno 2014.

      L’aumento della quota detraibile vale «per le erogazioni liberali in denaro, per importo non superiore a 2.065 euro annui, a favore delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS), delle iniziative umanitarie, religiose o laiche, gestite da fondazioni, associazioni, comitati ed enti individuati con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, nei Paesi non appartenenti all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE)».

      Le condizioni
      La detrazione è consentita a condizione che il versamento di tali erogazioni sia eseguito tramite banca o ufficio postale ovvero mediante gli altri sistemi di pagamento previsti dall’articolo 23 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e secondo ulteriori modalità idonee a consentire all’Amministrazione finanziaria lo svolgimento di efficaci controlli, che possono essere stabilite con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze da emanare ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400».

      Tavola riassuntiva

      ORGANIZZAZIONI

      BENEFICIARIE

      AGEVOLAZIONI FISCALI

       

      Riferimenti normativi:

      ONLUS (Organizzazioni non lucrative di utilità sociale )

       

      in alternativa, una delle seguenti

       

      Persone Fisiche

       

      a)   deducibilità, per le donazioni in denaro o in natura, nel limite del 10% del reddito complessivo dichiarato, fino all’importo massimo di 70.000 € co. 1, art. 14 del D.L. n. 35/2005 e successive modificazioni (L. n. 80/2005)

       

      b)   detrazione dall’Irpef del 24% dell’erogazione per l’anno 2013 e del 26% a decorrere dell’anno 2014, calcolata    sul limite massimo di 2.065,83 euro

      lett. i bis, co. 1, art. 15 del D.P.R. n. 917/1986

       

       

       

      Imprese

       

      a)   deducibilità, per le donazioni in denaro o in natura, nel limite del 10% del reddito complessivo dichiarato, fino all’importo massimo di 70.000 eur co. 1, art. 14 del D.L. n. 35/2005 e successive modificazioni (L. n. 80/2005)

       

      b)   deduzione  dall’Irpef del 2% del reddito d’impresa fino al limite massimo di 2.065,83 euro

      lett. i bis, co. 1, art. 15 del D.P.R. n. 917/1986

       

       

       

     

    Modalità di erogazione: niente contante: Poiché un eventuale versamento in contanti della liberalità non renderebbe l’operazione sufficientemente certa e trasparente, l’erogazione deve essere effettuata, ai fini della deducibilità-detraibilità, tramite banca, ufficio postale o altri sistemi di pagamento, quali carte di debito, di credito e prepagate, assegni di conto corrente o circolari.

  • Anche l’Emilia Romagna ha una rete istituzionale per la conservazione delle Tartarughe marine

    Martedì 31 Luglio 2012 alle ore 14,30, nella Sala Giunta della Regione Emilia Romagna, sotto la guida dell’Assessore Regionale all’Ambiente e Riqualificazione Urbana, Sabrina FREDA è stato firmato il Protocollo d’Intesa che istituisce la Rete Regionale per la conservazione e la tutela delle tartarughe marine. L’atto è stato sottoscritto da: per conto della Guardia Costiera Direzione Marittima ER, Comandante Leonardo D’Elia, per il Corpo Forestale dello Stato il Dirigente del Servizio di Emergenza Ambientale, Pierangelo Baratta, per ARPA Struttura Oceanografica Daphne, la dottoressa Carla Rita Ferrari, per il Centro Ricerche Marine di Cesenatico, il Dott. Attilio Rinaldi, per l’Istituto Zooprofilattico della Lombardia e dell’Emilia Romagna il Dott. Stefano Cinotti, per il Dipartimento di scienze mediche e veterinarie dell’Università di Bologna, il Prof. Paolo Clavenzan, er l’Assessorato Provinciale di Ravenna il Dott. Antonio Venturi, per l’Associazione Archè onlus di Ferrara, Carola Vallini, erano assenti le provincie di Rimini e Forlì Cesena per improrogabili impegni di giunta e di Ferrara per un intoppo burocratico. Un importantissimo risultato per Fondazione Cetacea che, dopo anni di lavoro, vede riconosciuto il suo ruolo di Centro di recupero, terapia e riabilitazione delle Tartarughe Marine anche nella Regione Emilia Romagna. A breve si riunirà il tavolo di lavoro. Sarà nostra cura promuovere sinergie anche con la Rete Regionale Marche per la quale svolgiamo lo stesso ruolo da due anni.

    firma del protocollo regionale sulle tartarughe marine

  • La morte del grampo Mary G.

    La vicenda di Mary è un pugno nello stomaco per tutti noi della Fondazione Cetacea. Quando Mary è stata recuperata, nel porto di Ancona il 16 Giugno 2005, assieme alla madre morente tutti noi, TUTTI, non ci siamo preoccupati d’altro che del suo benessere. Da Luca  a Mario, da Leandro a Luana, Valeria, Sauro, Marco, Manuela, Margherita, Andrea, Federica, Giacomo, Alessandro Barbara … e tutti gli altri. Recuperarle nelle acque fetide, correre contro il tempo per organizzare il trasporto, le vasche di emergenza. Poi La Protezione Civile, gli agenti della Polstrada, i Vigili, il Sindaco, la Guardia Forestale, i Vigili del Fuoco, tutti con passione per il bene degli animali. Poi la madre è morta e Manuel, Alessandro, Giacomo le hanno tentate tutte e noi tutti con loro, a seguire le loro indicazioni, i beveroni, le flebo, il frullato di pesce. Poi la situazione è migliorata, abbiamo lasciato il vecchio delfinario e l’abbiamo accompagnata ad Oltremare perchè era il posto migliore dove poteva stare. Nei primi mesi del 2006 un peggioramento della sua salute ha coinciso con il terribile assassinio di Tamara Monti e ancora una volta tutti eravamo lì a pingere per un amica e a lottare  per la vita di Mary.

    Intanto Mary cresceva, ogni tanto passavamo a bordo vasca , o all’acrilico, e vedevamo i suoi progressi.

    Poi qualcosa è cambiato: Oltremare ci ha chiesto di liberare gli uffici che ci avevano prestato, ci siamo trasferiti alla Bertazzoni, non la vedevamo più tutti i giorni, anche gli ingressi gratuiti ai volontari erano più radi, le visite guidate gratuite si erano interrotte dopo il secondo anno. Abbiamo attivato alcuni progetti su Mary, uno, quello che ci premeva di più, riguardava il suo comportamento sociale coi tursiopi. Lo studio, purtroppo,  non aveva fornito dati incoraggianti: i tursiopi non avevano affatto inclusa Mary nel gruppo, anzi, gli unici con cui interagiva erano Pelè e Achille, cucciolo come lei. Pelè aveva nei suoi confronti un atteggiamento dominante. Questa situazione ci allarmò e facemmo partecipi Oltremare delle nostre preoccupazioni. Facemmo partecipe anche il Ministero dell’Ambiente e questi fece un sopralluogo in Oltremare. Questo segnò il definitivo allontanamento della Fondazione. Da allora non ci fu più permesso visitare Mary né farla visitare dai nostri volontari che ne avevano effettuato il recupero. Gli allarmi però aumentavano, noi continuavamo a chiedere di poter dar vita ad un tavolo di lavoro internazionale ( come quello tenutosi nel 2006 che aveva dichiarato l’impossibilità di rilasciare Mary data la tenera età e l’inesperienza) che valutasse la nuova situazione che si stava creando. Nel migliore dei casi siamo stati derisi.

    Anche la settimana scorsa, quando, esasperati, abbiamo comprato il biglietto per poter vedere il grampo che avevamo salvato noi, ne abbiamo denunciato lo stato e siamo stati derisi: Oltremare ha pubblicato una foto di Mary di cinque anni fa, quando ancora giocava col fresbee e aveva pochi denti. “Ecco a voi Mary oggi, 26 maggio 2012, nel Parco. Vogliamo rassicurare tutti gli amici e sostenitori di Oltremare e di Mary a seguito di una serie di informazioni non corrette, che stanno circolando da qualche ora e che provengono da fonti esterne al Parco e agli organi di tutela dell’animale.
    Venite a trovare Mary e tutti i suoi amici, vi aspettiamo!” C
    osì sul sito di OM : ci sembra davvero macabra ironia!

    mary 2012
    Mary nel 2005
  • SHARK LIFE: un progetto per la conservazione degli squali

    L’importanza di squali e razze del Mediterraneo è stata evidenziata dal rapporto IUCN: Lista Rossa 2007 – Valutazione dello stato di conservazione dei pesci cartilaginei (Condritti) nel Mediterraneo. Questo studio afferma che sebbene il Mediterraneo è un mare semi-chiuso, ospita una fauna diversificata di Condritti con circa 80 specie, fra cui 45 specie di squali. L’Italia, grazie alla sua posizione strategica nel cuore del Mediterraneo, ospita 43 specie di squali. Il rapporto IUCN presenta prove del fatto che la regione ha la percentuale più alta di squali e razze minacciate al mondo. Il 42% delle 71 specie valutate sono elencate nella Lista Rossa delle specie minacciate (nelle categorie criticamente minacciate, in pericolo o vulnerabili) a causa del loro stato di conservazione. La principale minaccia alla loro sopravvivenza è la pesca, sia a livello professionale che a livello sportivo, in diversi paesi che si affacciano sul mare, e in particolare nei mari italiani.

    Obiettivi del progetto

    L’obiettivo principale di questo progetto è quello di contribuire all’attuazione delle politiche comunitarie e dei regolamenti sulla biodiversità. In linea con il piano d’azione europeo per i pesci cartilaginei approvato nel 2009, questo progetto si propone di contribuire alla conservazione dei pesci cartilaginei, e in particolare gli squali elefante e trigoni viola, – nei mari italiani, riducendo la mortalità causata dalle attività di pesca professionale e sportiva. Il ciclo di vita di squali e razze, a differenza della maggior parte delle altre specie di pesci, è molto lenta. Crescono lentamente, raggiungono la maturità sessuale in età avanzata, hanno livelli di fecondità bassi, periodi di gestazione lunghi e di solito producono un basso numero di figli. Queste caratteristiche li rendono particolarmente vulnerabili alla pesca intensiva, che non consente alla specie di ricostituire la popolazione in tempi brevi. La pesca sportiva, un’attività diffusa lungo le coste italiane, ha un forte impatto su alcune specie come la verdesca e lo squalo volpe, le razze, sia nel numero di animali catturati e sia perché spesso catture di giovani.

    Azioni previste:

    Al fine di raggiungere l’obiettivo desiderato,sono previste le seguenti azioni:

    – la produzione del piano d’azione nazionale per i pesci cartilaginei;

    promozione di dispositivi a basso impatto per la pesca trigoni viola (ami circolari), lo sviluppo di un sistema per ridurre la cattura accidentale di squali elefante, l’implementazione di una politica di tag & release per le gare di pesca sportiva e attività di formazione specifica per i pescatori, veterinari e il personale della guardia costiera deputato ai controlli sulla pesca;

    attività dedicate a sensibilizzare l’opinione pubblica, formazione e diffusione dei risultati del progetto.

    formazione e sensibilizzazione dei pescatori

    realizzazione di una mostra dedicata agli squali

    sviluppo di un sito web dedicato alla diffusione dei risultati.

    Un aiuto dai pescatori

    I pescatori professionali e sportivi che vogliono contribuire al progetto, possono rispondere al questionario qui sotto e inviarlo all’indirizzo di posta elettronica: educazione@fondazionecetacea.org

    2° parte questionario pescatori
    1°parte questionario per pescatori
  • La nascita di Blennius e il progetto “Il mare nascosto”

    Giovedì 1 marzo 2012, al palazzo del Turismo di Riccione, si è svolta una serata di presentazione dei risultati di un monitoraggio sulla barriera anti erosione posizionata di fronte alla costa riccionese e soprattutto sono state mostrate le sorprendenti immagini di ciò che ha colonizzato questa struttura. Da queste scoperte è nato il marchio Blennius e quello che si prefigge di fare ma partiamo dall’inizio e cioè dalla creazione della barriera soffolta.

    Riccione, dai primi anni ’70 del secolo scorso, si è attivata per contrastare il fenomeno di erosione costiera; nel 1983 il suo Comune realizzò, in maniera sperimentale, delle barriere di contenimento subacquee costituite da sacchi di materiale sintetico riempiti di sabbia e disposte parallelamente alla costa ad una distanza di circa 400 metri dalla riva per circa 700 metri di lunghezza. Gli effetti furono modesti, così nel 1987, venne aggiunta una seconda barriera soffolta a 200 m dalla riva più lunga della precedente. Con il tempo, la creazione della barriera soffolta si è dimostrata una buona soluzione che ha portato effetti positivi con un ridotto impatto ambientale. Nel 2011, in seguito ai monitoraggi per la verifica della compattezza e della stabilità della barriera, è stato rilevato un altro insospettabile effetto benefico: la colonizzazione dell’intera struttura da parte di una grande varietà di forme di vita che ha costituito una vera e propria oasi marina, la cui conservazione e protezione favorirebbe il benessere del mare.

    Il progetto Mare nascosto di Blennius

    Nel 2011 la Cooperativa Bagnini di Riccione ha promosso e finanziato una campagna di monitoraggio della barriera soffolta al fine di osservare l’integrità dei sacchi e lo stato di compattezza della struttura stessa, più volte venuta meno negli anni passati per effetto dell’usura dei movimenti marini e per l’incuria umana. L’attività di perlustrazione, effettuata dai subacquei della Sub Riccione Polisportiva Comunale, ha rilevato la presenza di un’incredibile biodiversità marina instauratasi, nel tempo, sulla superficie della barriera e negli interstizi presenti fra i sacchi; una ricchezza di vita che non sorprende chi conosce veramente il mare Adriatico, un mare che nasconde per natura i suoi tesori e che li rivela solo a pazienti ed attenti esploratori.

    Per far conoscere, valorizzare, ma soprattutto proteggere questa “oasi” sommersa, è stato ideato il progetto “Riccione: il mare nascosto – alla scoperta dell’oasi sommersa”, che riunisce nel marchio “Blennius” tre realtà (Cooperativa Bagnini di Riccione, Sub Riccione Polisportiva Comunale e Fondazione Cetacea) diverse, ma accomunate dalla volontà di preservare il mare ed i suoi meravigliosi tesori attraverso la conoscenza, la diffusione delle informazioni e la sensibilizzazione alla fragilità di questi ecosistemi.

    La Bavosa

  • Le tartarughe venute dal freddo o meglio per il freddo!

    Ed anche quest’inverno, puntualmente, è arrivata l’emergenza tartarughe, e che emergenza! Siamo a 41 tartarughe ospedalizzate! Ma si può chiamare emergenza un evento che ormai si ripete ogni anno? Direi proprio di no. E’ ormai evidente che, contrariamente a quanto accadeva fino a cinque anni fa ormai le tartarughe marine restano in medio- alto Adriatico anche nel periodo invernale, quando le temperature dell’acqua scendono sotto i canonici 12° fino ad 8°, 7 addirittura. Ma veniamo ai fatti. Una prima avvisaglia l’avevamo avuta fra il 2 e il 15 gennaio con catture accidentali in rete di diverse tartarughe, quasi tutte al largo di Ravenna. Al 25 gennaio l’ospedale delle tartarughe già ospitava 12 esemplari.  Poi il grande freddo. In pochi giorni ne sono arrivate 31, tutte colpite da ipotermia in mare e gettate a spiaggia dalla violenza delle mareggiate. La prima il 2 gennaio, poi, in un crescendo incredibile culminato l’8 febbraio con dieci spiaggiamenti in un giorno. Il 10 se ne sono piaggiate 3, l’11 febbraio ancora 10 spiaggiamenti. La capienza dell’Ospedale è andata a saturazione in breve anche perché, trattandosi in gran parte di esemplari di medie dimensioni 50/68 cm di carapace, necessitano di vasche grandi. L’Ospedale delle tartarughe, a pieno regime, può ospitare al massimo 18 tartarughe, va da se che abbiamo dovuto fare i salti mortali.

    Il dott. Bortone dell’Assessorato all’Ambiente della Regione si è immediatamente prodigato per offrirci  i supporti necessari. Il dott. Squintani della USL regionale ci ha procurato il contatto con lo zoo profilattico di Ferrara che ci ha messo a disposizione tre grandi vasche e numerose vasche più piccole, con riscaldatori e filtri volanti. Grazie alla Dott.ssa Rubini ed alla sua equipe abbiamo potuto dare subito assistenza alle tartarughe che non sapevamo dove stabulare. L’università di Camerino ci ha messo a disposizione 8 vasche nella sua sede staccata di San Benedetto del Tronto. Siamo riusciti così a fronteggiare la situazione e ad offrire un adeguato ricovero a tutte le tartarughe. Due di loro purtroppo non ce l’hanno fatta ma la situazione delle altre sembra migliorare. Ora dobbiamo creare un impianto adeguato al filtraggio dell’acqua per tanti animali. Sempre grazie al Dott. Bortone stiamo chiedendo aiuto agli uffici regionali dei diversi assessorati. Si tratta di strappare un impegno per  una spesa di circa 4000 €, il minimo per creare un impianto temporaneo  atto a stabulare in igiene e sicurezza 16 tartarughe per il tempo necessario a riabilitarle  e liberarle.

    Oggi , 23 febbraio, l’ultima arrivata, viene da Chioggia e la sono andata a prendere Chiara ed Enrica, due volontarie di Imola. Ora comincia la parte più lunga e difficile del nostro lavoro: cercare di fare in modo di recuperarle tutte e poterle successivamente liberare. Un appello a chi ci legge: Adottate una tartaruga, pubblichiamo sul sito l’elenco con le foto, scegliete quella che più vi piace ed adottatela, ci aiuterete così a curarla e potremo poi liberarla assieme!

    Sauro Pari

    Elenco delle tartarughe adottabili:

    Azzurra, Alessandro, Ratni, Pandora, Fred, Gigia, Giulia, Sara,  Saratwo, Alex, Zorro, Silvia, Kelly, Sonny, Neve, Lorenzo, Briciola, Asha, Quasimodo, Candy, Nichy, Lazzaro, Rino, Roberto, Erminia, Manuela, Maria, Eleonora, Piemonte, Eris.

  • La storia di Dante: spiaggiamento di una stenella

    Il 18 gennaio 2012 la Fondazione Cetacea è intervenuta a Lido di Dante (RA) per soccorrere una stenella spiaggiata. Ecco la cronistoria raccontata dal presidente della Fondazione Cetacea e dal veterinario incaricato delle cure.

    Sauro Pari (presidente Fondazione Cetacea): giovedì 18 Gennaio, alle 12,15, Fondazione Cetacea veniva allertata dalla Capitaneria di Porto di Ravenna della presenza di un delfino spiaggiato a Lido di Dante, bagno Classe. Immediatamente si recava sul posto un volontario di Fondazione Cetacea e della Guardia Costiera Ausiliaria di Ravenna, Nicola Faitanini, munito di muta termica per assistere l’animale fino all’arrivo della squadra di Pronto Intervento della Fondazione. Interveniva anche Michela del Pasqua, anch’essa ravennate e volontaria della fondazione, per assistere da terra rilevando le apnee respiratorie del delfino (un modo per tenere sotto controllo lo stato di salute dell’animale). Alle 14,10 la squadra di Pronto Intervento composta da Valeria Angelini (biologa), Fabio Fiori (sub) Mario Angelini (responsabile spiaggiamenti di FC) e Sauro Pari (direttore e coordinatore intervento) era sul posto. Ci si accorgeva immediatamente trattarsi di una stenella (Stenella  coeruleoalba), delfino abbastanza insolito nel mare Adriatico e si provvedeva immediatamente ad avvertire il dott. Sandro Mazzariol dell’Università di Padova per il reperimento di un veterinario esperto in Cetacei. Mazzariol ci metteva in contatto con il dott. Pietro Saviano di Modena che, immediatamente ci contattava.  Sul posto già era presente una pattuglia della Capitaneria di Porto ed una della Guardia Forestale alla quale si sarebbe aggiunto subito anche il dott. Nobili, responsabile dell’Ufficio territoriale per la biodiversità  del Corpo Forestale.

    La Capitaneria di Porto avvertiva la Asl di Ravenna che interveniva con la dott.ssa Marconi e un collega. La Asl è infatti competente all’autorizzo del recupero di Cetacei spiaggiati. Veniva contattata anche la Cites Regionale, nella persona del dott. Ponzon, il quale, a sua volta, tentava di mettersi in contatto con il Ministero dell’Ambiente.

    In attesa dell’arrivo del dott. Saviano, i cui tempi sapevamo essere di circa tre ore, data la distanza e la necessità di organizzarsi per una eventuale lunga assenza dall’ambulatorio, abbiamo predisposto tutto quanto necessario al recupero: sono stati chiamati i Vigili del Fuoco che hanno messo a disposizione un impianto di illuminazione di emergenza. Abbiamo preparato l’attrezzatura di pronto intervento: barella per delfini, materassino per appoggiare l’animale in terra, asciugamani per coprirlo. Il Dott. Nobili ci metteva a disposizione un mezzo atto al trasporto della stenella fino a Riccione. Nel frattempo Mario Angelini tornava in sede a Riccione per preparare la vasca di stabulazione e predisporre la logistica per tutti coloro che avrebbero assistito l’animale. Con lui Andrea Dall’Occo e Matteo Bucchia, altri due volontari della Fondazione, che nel frattempo ci avevano raggiunto a Lido di Dante.

    Il dott. Ponzon ci comunicava che, non avendo ottenuto risposta dal Ministero, si era messo in contatto con la Provincia e  mi forniva il riferimento da contattare, il dott. Venturi dell’assessorato alla Pesca ed Agricoltura, delega detenuta dal Presidente della Provincia stesso. Il dott. Venturi mi assicurava l’interessamento del Presidente e garantiva una copertura economica dell’intervento fino ad un massimo di 3.000 € (effettivamente si sono spesi circa 280 €). Alle 18,15 arrivava il dott. Saviano che provvedeva immediatamente a sedare la stenella, ancora in acqua: è nota infatti l’estrema emotività di questa specie e quindi la sedazione è condizione indispensabile per manipolarla e trasportarla. Quindici minuti dopo la stenella veniva caricata sul camion messo a disposizione dal Dott. Nobili e portata a Riccione. Qui Mario, con l’aiuto di Andrea e Matteo, aveva già predisposto la vasca per il ricovero e la stenella poteva essere ospedalizzata in acqua bassa con una temperatura accettabile.

    foto di F. Zani-primo intervento
    foto di F. Zani

     

     

     

     

     

     

     

     

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    Pietro Saviano (veterinario): in data 18 Gennaio 2012, a seguito della chiamata del dr.Sandro Mazzariol dell’Università di Padova, coordinatore del CERT (Cetacean stranding Emergency Response Team) per conto del Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, mi sono recato sulla spiaggia di Lido di Dante (Ravenna) per soccorrere un delfino, giungendovi  alle ore 18,00. L’animale in questione, un giovane maschio della specie Stenella, si presentava immobile in acqua con respiro regolare, frequenza cardiaca nella norma e un’unica lesione di circa 3 cm di almeno 6 giorni. Lo stato di nutrizione dell’animale era buono (codice 3) e presentava uno stato del sensorio vigile ma assolutamente riluttante al movimento e con sintomi indicativi di ipotermia. Le condizioni meteorologiche nella notte tra il 18 ed il 19 si presentavano difficili (temperatura minima prevista -4 °C) per mantenere un presidio costante in spiaggia per monitorare il soggetto spiaggiato, con potenziali rischi per gli operatori, e per effettuare gli approfondimenti diagnostici necessari a stabilire la rilasciabilità del soggetto spiaggiato. Inoltre, le basse temperature avrebbero possibilmente inficiato sulle sue condizioni generali. Stabilito ciò, al fine di effettuare le indagini diagnostiche necessarie in condizioni di sicurezza, dopo averne stabilito l’idoneità fisica al trasporto e in accordo con le Autorità Sanitarie (ASL locale) e CITES presenti sul posto, è stato disposto il trasferimento a sito idoneo. La specie oggetto dello spiaggiamento è molto sensibile ad eventi e condizioni stressanti e quindi, in via cautelativa,  si è provveduto a praticare opportuna sedazione del soggetto, per minimizzare i rischi di un possibile shock. Tramite mezzo fornito dal Corpo Forestale dello Stato, e con l’aiuto del Corpo dei Vigili del Fuoco, si è potuto trasportare il delfino presso la Fondazione Cetacea di Riccione. Durante tutto il viaggio il delfino si è mostrato tranquillo con frequenza cardiaca e respiratoria nella norma. All’arrivo presso la Fondazione alle ore 21, l’animale è stato posto in una vasca gonfiabile riempita con acqua dolce per facilitarne l’idratazione. E’ stata quindi somministrata una soluzione reidratante con aggiunta di complessi vitaminici ed elettroliti tramite sonda esofagea. In vasca si è potuto osservare per tutta la notte una  forte sintomatologia a carico dell’apparato gastroenterico in quanto erano frequenti  diarrea e flatulenza. Sono state effettuate nell’arco della notte tre sessioni ecografiche che hanno potuto confermare infatti una grave affezione a carico del comparto gastrointestinale ed escludere patologie a carico di altri distretti. E’ stato effettuato un prelievo di sangue dalla pinna caudale per poter ottenere un esame dei parametri emato-biochimici e poter effettuare indagini su eventuali forme virali o batteriche in atto. Nella mattinata del 19 gennaio, l’animale è stato nuovamente idratato con la suddetta soluzione  ed è stata somministrata copertura antibiotica. Si è quindi spostato il soggetto in una vasca con una profondità di circa 1 mt nella quale potesse ricominciare a nuotare ed è stato aiutato nel galleggiamento con l’utilizzo di una imbragatura idonea. L’animale ha sempre mantenuto durante tutte le fasi del ricovero una costante e regolare frequenza respiratoria e cardiaca. Avendo anche gli esami del sangue evidenziato una problematica compatibile con problemi gastroenterici e, avendo l’ecografia indicato in ogni fase del ricovero una severa alterazione gastrica, si è programmata una endoscopia. Il fatto che l’animale fosse in uno stato di nutrizione  buono, suggeriva infatti un processo patologico acuto che andava accertato al più presto. L’animale, durante le procedure preliminari alla pratica endoscopica, ha presentato un improvviso  stato di shock con conseguente  arresto cardiaco. L’animale non ha risposto alle procedure di urgenza e alla somministrazione dei farmaci per scongiurarne la morte e non è rimasto che constatarne il decesso. Sono stati quindi prelevati campioni di sangue per poter effettuare ulteriori indagini. L’autopsia svolta dall’Università di Padova ha confermato una grave compromissione dell’apparato gastroenterico e si è in attesa dei risultati delle ulteriori indagini in corso. Ringrazio tutte le persone che hanno preso parte a questa procedura, i volontari della Fondazione Cetacea nonché i suoi responsabili, il personale dell’ASL, il Corpo dei Vigili del Fuoco e il Corpo Forestale dello Stato, la dr.ssa Elena Guglielmi, le Università di Padova e Teramo.

    foto F. Zani
    foto.F. Zani-preparazione al recupero

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    ospedalizzazione
    endoscopia
  • 1° Incontro di formazione per gli operatori della rete marchigiana di conservazione delle Tartarughe marine

    Sabato 14 gennaio si è svolto presso il Comune di Numana (AN), il primo degli incontri di formazione per gli operatori della Rete regionale delle Marche per la Conservazione delle Tartarughe marine per l’anno 2012. Rappresentanti dei tre Parchi regionali costieri (Parco del San Bartolo, Parco del Conero, Parco della Sentina), delle Capitanerie di Porto di Ancona e Numana, delle ASL locali, dell’Unversità di Camerino, i volontari delle associazioni ambientaliste che operano nel settore della conservazione ambientale, studenti e sub hanno seguito, durante la mattinata, interventi sulla biologia, sulla veterinaria di primo soccorso delle tartarughe marine e sulle modalità di intervento nel loro recupero, tenute dalla dott.ssa Valeria Angelini, dal dott. Giordano Nardini e dal dott. Luca Amico.
    Nel pomeriggio si è svolto un incontro di informazione sulle problematiche causate dalle attività di pesca alla conservazione delle tartarughe marine in Adriatico; la conferenza era rivolta soprattutto ai pescatori e diportisti.

    Tartarughe e attività di pesca

    Cenni di ecologia e biologia delle Tartarughe marine

  • OCEAN2012: SENZA SALMONE O CAPITONE, CHE CAPODANNO E’?

    Sulle tavole europee scarseggiano salmoni, merluzzi, anguille, polipi, sogliole… un tempo protagonisti della tradizione gastronomica. Riforma della Politica Comune della Pesca occasione per recupero degli stock

    Roma, 30 gennaio 2011 – La notizia è che anguille e salmoni non si faranno vedere come una volta nei nostri cenoni!  E che tutti daranno la colpa alla Crisi e ai prezzi alle stelle! La verità è che sotto la superficie del mare le cose stanno diversamente… La colpa è infatti della pesca eccessiva e dei sussidi pubblici a pioggia, che nel potenziare le flotte pescherecce europee hanno contemporaneamente causato un triste declino delle specie ittiche.

    Risultato: tra le specie che velocemente scompaiono dalle tavole di tutto il Vecchio continente, quella che ha subìto il peggior declino è l’anguilla europea. Dal Mar Nero, al nord dell’Atlantico, al Mediterraneo, quasi impossibile oggi degustare piatti come l’Aalsuppe, zuppa tradizionale di Amburgo, o le anguille in gelatina di Londra, l’anguilla in salsa verde delle Fiandre, o ancora l’anguilla all’uvetta di Venezia. La comunità scientifica continua a  mettere in guardia l’UE sullo stato di questa specie ormai sull’orlo del collasso, ma l’ultimo tentativo di divieto di cattura, a fine 2010, non ha incontrato il favore della Francia, e attualmente la pesca continua nel Golfo di Biscaglia per soddisfare soprattutto il remunerativo mercato cinese

    La scarsità di quello che una volta era pesce di largo consumo, alla base di molte ricette popolari, ha causato un forte aumento dei prezzi come nel caso del salmone selvaggio. Oggi una prelibatezza per pochi, era un tempo talmente abbondante che in Germania  era detto pesce pane; si racconta che i camerieri tedeschi per non doverlo mangiare tutti i giorni facessero introdurre nel contratto di lavoro una clausola che gli garantiva di non doverlo consumare più di  due volte a settimana. Il salmone in commercio oggi è per lo più allevato e quello selvatico è un lusso riservato a pochi.

    In Italia, se non si provvederà ad adottare metodi di cattura sostenibili, rischiano di sparire le acciughe di Noli o ciciarelli, tipiche della Liguria e generalmente consumate fritte e conservate in olio e aceto; in Polonia quasi introvabile il Jesiotr Pieczony, piatto a base di storione, specie classificata come gravemente minacciata e un tempo diffuso in tutta Europa, incluso il Mar Baltico; in Grecia la Taramosalata si preparava con uova di merluzzo e aveva un colore tipicamente rosato, oggi si ricorre a uova di carpa e colorante alimentare rosso. Stessa sorte  tocca a razze, sogliole, platesse e perfino polpi, per i quali nel 2007 la Spagna ha speso  189 milioni di euro per importarli e rifornire il mercato nazionale.

    Da anni, i limiti di cattura stabiliti dai Ministri della Pesca europei sono ben superiori a quelli raccomandati dalla comunità scientifica, con il risultato che nel 2011 il 63% degli stock ittici monitorati in Europa è considerato sovrasfruttato, cifra che in Mediterraneo arriva a raggiungere l’82%.

    “La Riforma della Politica Comune della Pesca (PCP), attualmente in discussione al Parlamento e al Consiglio europeo, rappresenta un’opportunità cruciale per garantire il futuro degli ecosistemi marini e la sopravvivenza di molte specie” dichiara Serena Maso, coordinatrice nazionale di OCEAN2012. “La flotta europea continua a esercitare una pressione di pesca da due a tre volte superiore il livello di sostenibilità. Se la Riforma fallirà l’obiettivo di fermare la pesca eccessiva, non solo potremo dimenticarci di salmoni selvaggi, ciciarelli e anguille ma anche di  una incredibile varietà di altri pesci che da generazioni fanno parte della nostra dieta e delle tradizioni gastronomiche”.

     

    OCEAN2012 è una coalizione di organizzazioni unite dalla volontà di trasformare la Politica europea della Pesca per fermare la pesca eccessiva, mettere fine alle pratiche di pesca distruttive e conseguire un giusto ed equo utilizzo di stock ittici in buona salute.